PIPPA LA CATANESE
era una florida popolana nata a Catania, e
morta a Napoli. Visse a cavallo tra il XIII e il XIV secolo. Il suo vero nome
era Filippa "per vezzo familiare detta Pippa". Di mestiere faceva la
lavandaia ma il destino le riservò poi un’esistenza quasi splendida
conclusa però con una morte atroce. Giovanissima, fù scelta per
nutrice di Luigi, figlio di Roberto d’Angiò e Violante
d’Aragona nato nel castello Ursino, per cui "si addisse al nuovo
servizio con entusiasmo di affettuosa mamma siciliana", tirando su con ogni
cura il principe, che cresceva vigoroso. Allorché gli Angioini furono
cacciati dalla Sicilia e ritornarono a Napoli, Pippa seguì la Corte dove
i sovrani "l’ebbero in particolare benevolenza, l’arricchirono
di doni e la tennero in onore", anche quando il "bambino regio"
improvvisamente morì. Anzi, conquistò un ruolo sempre più
importante e frattanto aveva acquistato "gentilezza di modi", fino a
sposare il siniscalco del regno al quale diede tre figli. Nel 1343 sul trono
salì Giovanna I d’Angiò che aveva sposato il principe Andrea
d’Ungheria, il quale, ancora prima dell’età dei ventidue
anni, volle essere consacrato re di Napoli, ostentando nella cerimonia
dell’incoronazione, la minaccia della mannaia per i dissidenti, i quali
erano molti e facevano affidamento sull’antipatia e l’intolleranza
che la sovrana, che amoreggiava con il cugino Luigi duca di Taranto, nutriva per
il marito contro il quale fu ordita una congiura; e il meschino fu strangolato e
scaraventato giù da una finestra. Intervenne il Papa, quale supremo
signore feudale sul Regno di Napoli, e cominciò, per identificare i
congiurati, la caccia all’uomo ma la prima ad essere indiziata fu una
donna, Pippa assurta da qualche tempo a rango di confidente della Regina.
L’ex lavandaia fu atrocemente torturata, disse di aver saputo della
congiura ma di non avervi preso parte. Ma dalla catanese si voleva sapere di
più, "adoperando tenaglie infuocate per dilaniare le carni di
lei", per costringerla a parlare. Ma la donna, o perché veramente
non sapeva nulla o per fedeltà alla sua regina, non parlò e
spirò fra strazi orrendi. Anche uno dei suoi figli e un nipote furono
martirizzati: bruciati vivi sul rogo mentre quelli che avevano assassinato
Andrea restarono immuni da qualunque
punizione.